I confini della responsabilità online

Questo è il secondo articolo apparso su Il Giornale di Voghera un anno fa. In questo caso approfondiamo e solleviamo domande sulla responsabilità condivisa, oltre che nell’attimo esatto in cui si scrive, anche a più ampio raggio con chi gestisce, a volte lasciando all’esterno, una funzione educativa importante. Ci riferiamo alla scuola e a quanto accade all’interno delle miriadi di messaggi in chat spesi a “suo riguardo”. Non vuole essere una critica. Un suggerimento per arrivare a una sorta di “norma” laddove il buonsenso sfugge. Buona lettura.

C’eravamo lasciati alla chat di classe e ad alcuni consigli per un suo buon, ma soprattutto consapevole, utilizzo. Pensavamo di parlare d’altro in questa seconda puntata dove affrontiamo il tema dell’educazione digitale, ma poco dopo l’uscita della nostra rubrica ecco un fulmine squarciare il cielo della rete: ”Il Comune di Monte San Saviano (Arezzo) ha deciso di bloccare le chat di classe su Whatsapp tra genitori e le maestre di tre scuole materne comunali, individuandole più come fonte di confusione e stress che mezzo idoneo per comunicare”.

Il provvedimento pare essere partito con questo nuovo anno scolastico, tra parecchie perplessità dei genitori e la condivisione di un certo malessere da parte delle educatrici che si ritrovavano in “riunione continua” online. Almeno questo è ciò che abbiamo appreso dai quotidiani. La notizia ci fa pensare a un importante ingranaggio che non siamo riusciti ad approfondire la scorsa volta e che determina non solo l’utilizzo, ma anche la qualità della comunicazione in rete: la responsabilità.

Ci chiediamo mai di chi è la responsabilità delle dinamiche all’interno di un gruppo chat? Di chi apre questa stanza virtuale? O è una co-responsabilità condivisa tra tutti coloro che accettano di permanere all’interno di questo luoghi digitali? E se la chat viene rivolta alla scuola, al gruppo classe, possono gli istituti scolastici tirarsene fuori senza inserire una riflessione o una regola da seguire e da far firmare ai genitori all’inizio dell’anno, insieme a tutte quelle che disciplinano il comportamento al suo interno? Può la scuola non riflettersi nel suo compito di educare all’uso delle nuove tecnologie, ormai onnipresenti in aula e nei momenti di incontro con le famiglie (come capita durante le festività o le attività di chiusura d’anno scolastico come le recite? Ricordiamoci che nei regolamenti son già presenti indicazioni sull’utilizzo dei dispositivi digitali durante questi eventi e di come foto o scatti avvenuti all’interno della scuola possano essere divulgati e condivisi secondo certi criteri, evitandone una loro pubblicazione online, da parte dei genitori, nei social network come Facebook. Lo sapevate? Eppure molte scuole inseriscono questa specifica ogni anno, su quel patto di corresponsabilità educativa che tutti noi andiamo a firmare nel momento in cui rinnoviamo l’iscrizione.

Pensare alla chat di classe come un prolungamento della stessa, contestualizzando anche il virtuale, potrebbe già esserci d’aiuto per capire come orientare questa nostra responsabilità (condivisa che sia) e aiuterebbe anche la scuola a comprendere che i suoi luoghi, oggi, hanno perso quei confini fatti di pietra o ferro come possono essere i muri e i cancelli che la delimitano, esponendola su nuovi orizzonti in cui è richiamata ad appoggiare il suo sguardo (e compito) educativo.

Se siamo in classe, durante una riunione con altri genitori e insegnanti, mi alzo in piedi e prendo parola lo farò assumendone tutta la responsabilità (e voglio vedere se oso, improvvisamente, parlare del regalo di compleanno di Pierino o di un eventuale rimedio contro i pidocchi mentre si sta parlando di programmazione didattica). L’uso della comunicazione digitale non va vietato, ma compreso, contemplato, facendo ritornare al centro la persona con la sua responsabilità: cari rappresentanti di classe, se decidete di optare per il gruppo chat per le vostre comunicazioni, dovete assumervi la vostra responsabilità esplicitandone il concetto anche a tutti gli altri presenti in “aula digitale” decidendo, insieme a loro, regole e obiettivi, comunicando tale scelta d’uso alla scuola; i docenti non dovrebbero far parte di queste chat, ma delinearsi insieme alla scuola rispettandone le modalità d’uso e d’intervento assumendosi, con l’istituto, l’impegno di dare un buon esempio d’utilizzo legato al contesto scolastico; la scuola non può chiudersi davanti a queste modalità di comunicazione rammentando sempre qual è il suo compito: quello di educare i ragazzi, favorendo non solo una loro crescita nelle varie discipline attraverso l’acquisizione di conoscenza e competenze, ma anche il loro essere uomini e donne responsabili e coscienti davanti ai loro talenti, diritti e doveri nei confronti di una comunità sempre più legata al mondo digitale.

E voi, cosa ne pensate?

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Foto di John Hain da Pixabay

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