Con un clik ti blocco da lontano!

Concludiamo la pubblicazione degli articoli che Il Giornale di Voghera ospitò tra le proprie pagine nell’autunno scorso. Questo, in particolare, ci aveva spinto a ragionare sui modi con cui genitori e ragazzi entrano in discussione, a volte in disaccordo, riguardo all’utilizzo dei devices. Spesso si attiva il controllo mosso dalla paura piuttosto che un confronto chiaro, seppur difficoltoso. Ecco le nostre considerazioni.

Aiuta la tua famiglia a creare abitudini digitali sane“, sottotitolo: basta un click per bloccare il telefono di mio figlio! Questo inizio vuole essere una cauta provocazione tratta dall’articolo comparso su Il fatto quotidiano il 20 settembre scorso riferito alla nuova App Family Link messa a disposizione da Google.

Abbiamo letto con attenzione l’articolo e poi curiose siamo andate a vedere online di cosa si trattasse. L’app, come si dice, è disponibile da maggio scorso anche in Italia e permette o consente ai genitori di monitorare, bloccare e fare un resoconto del percorso digitale del proprio figlio dalla tenera età fino ai tredici anni. Al di là delle questioni puramente tecniche vorremmo focalizzare, come anche l’articolo in questione fa, l’attenzione su quanto un acceso/spento molte volte non basti.

Premesso quanto le regole, in ambito educativo, siano fondamentali proviamo a vedere perché un controllo a distanza possa non essere efficace e facilmente eludibile.

Quante volte da adolescenti abbiamo infranto le regole di famiglia e ci siamo sentiti “contenti” di ciò e un po’ affrancati dall’idea di bambino o bambina che i nostri genitori avevano ancora di noi? Ma soprattutto, quante volte, pur trasgredendo, riconoscevamo il limite che potevamo accarezzare senza andare troppo oltre?

Questo è il punto. Le regole e l’etichetta digitale vanno concordate prima che quel mondo si apra. I nostri figli conoscono ogni strategia tecnica e sono in grado, volendo, di bypassare i nostri controlli “da remoto”. Navigare insieme ai nostri figli scoprendo quali siano i loro interessi, aiutandoli a formulare ipotesi di connessione con gli altri, mostrando come è piacevole dialogare tenendo conto che oltre quel monitor vi sono persone. Creare con loro un dialogo aperto su come si può stare bene in rete vigilando e non terrorizzando rispetto a quanto vi è in essa. Rendere consapevoli dello strumento che stanno utilizzando: e poiché di strumento si tratta, come tale, avrà regole e consuetudini da rispettare per evitarne il crollo. E a proposito di ciò vorremmo puntualizzare come le chiavi d’accesso a quel mondo, le passwords, dovrebbero essere condivise da parte dei minorenni nei confronti dei genitori. E questo, non perché, si possa andare a curiosare cosa il figlio condivide e chatta…Se abbiamo costruito un legame di confronto e dialogo non servirà. Semplicemente, poiché siamo tutori, in quanto minorenni, è bene poter entrare nel mondo virtuale dei nostri figli, fosse anche solo per dare una mano a dipanare situazioni complesse.

Dunque:

  • parliamo loro di cosa il web ci mette a disposizione

  • ascoltiamo le loro esperienze e i loro dubbi

  • entriamo in quel mondo con loro trattenendoci dal giudizio

  • rassicuriamoli rispetto ai pericoli confidando nella loro capacità di scelta

Nel caso in cui ci accorgessimo che qualcosa ci sfugga facciamo una bella camminata pedagogica all’aria aperta o una merenda sostanziosa. Il più delle volte il fatto nascosto uscirà con buona pace di un click a distanza. Buone navigazioni!

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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