COMPITI SU WHATSAPP: (D)ISTRUZIONI PER L’USO!

I nostri primi articoli sul blog sono stati dedicati a Whatsapp: abbiamo analizzato diversi aspetti etici sull’uso di questa applicazione, ponendoci doverose domande sulle implicazioni relazionali e morali di un suo uso poco ponderato e sulle concrete e inevitabili conseguenze.

Continuiamo questo viaggio, questo sguardo dentro a questa modalità così forte e altamente usata ogni giorno, che disciplina non solo le nostre relazioni con gli altri, ma anche i nostri molteplici ruoli e, in questo caso, quello di genitore ed educatore naturale.

Quante volte, da mamma, mi son ritrovata in mezzo a dialoghi sui compiti? Ne ho perso il conto. E man mano che il tempo passa e il grado scolastico di mio figlio sale, le volte diventano più frequenti fino a sfiorare ogni singolo fine settimana, ovvero il momento in cui vengono rilasciati i compiti per tutti coloro che seguono un tempo pieno a scuola.

Sarò sincera: anch’io ho usato Whatsapp per chiedere informazioni sui compiti quando sul diario c’era una situazione di difficile interpretazione (o il vuoto assoluto, nel caso di una pagina bianca senza compiti trascritti) e anch’io ho inviato risposte e foto quando qualcuno richiedeva un aiuto a favore del figlio.

“A favore del figlio… (o della figlia)”

Ed è qui che si ferma l’esperienza di mamma e subentra lo sguardo professionale che mi ha imposto un forte STOP a queste forme di aiuto-richieste (tutte adulte, in verità) e che m’ha spinta a una messa in discussione: è giusto coprire il proprio figlio o la propria figlia sulle loro mancanze inerenti ai compiti?

Quanto è importante, per i nostri figli, imparare a trascrivere i compiti sul loro diario? Quanto è importante, per i maestri e le maestre, capire come i loro alunni prendono appunti e prestano attenzione sulle consegne da eseguire a casa? E quanto è importante per gli studenti imparare anche dalle loro mancanze, quando non stanno attenti o non danno la giusta importanza a un lavoro che viene a loro affidato?

Non è forse vero che il continuo sbagliare e mancare nel riportare i compiti a casa, possa essere una sorta di allarme per una difficoltà più grossa da cogliere (e accogliere), capire e sulla la quale intervenire, donando i giusti strumenti per l’autonomia di ogni singolo studente?

Se a tutte queste domande avete annuito con il capo, allora qualcosa di strano è riecheggiato anche dentro la vostra testa, qualcosa che stride e che continua a scontrarsi con ciò che è giusto con ciò che in effetti è la situazione reale e che troviamo in moltissime chat di genitori, ogni santo giorno!

 

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Foto di gabrielaparino da Pixabay

Whatsapp, quando viene usato “male” dagli genitori?

Dalla quarta classe primaria in poi, è meglio abbandonare gradualmente questa tipica e incessante preoccupazione nel verificare e chiedere (tenendo conto che esiste un documento ufficiale, il registro elettronico, nel quale guadare e verificare) in chat whastapp, lasciando ai più piccoli la responsabilità di gestire da soli le consegne per casa. Il nostro non sarà un totale abbandono, ma un guardare da lontano, controllando come il bambino o la bambina, muova i suoi primi passi nell’autonomia scolastica, evitando d’intasare i vari smartphone di foto e foto di pagine di testo; inoltre, per l’inclusività didattica è bene sapere che in una buona classe, attenta alle varie esigenze e caratteristiche di ogni singolo alunno, i compiti potrebbero essere diversi e quindi ricevere risposte che non riguardano il percorso didattico del proprio figlio, correndo il rischio di fare esercizi o elaborati specifici dedicati al potenziamento didattico di altri.

E se sappiamo che non ha trascritto tutti i compiti e che andrà sicuramente a scuola senza aver tutto a posto, compilato e scritto?

In quei casi, e lo so che è estremamente difficile in una società che pretende la prestazione a scapito di ogni altra cosa (e per ogni altra cosa s’intende tutto ciò che conta veramente e non la prestazione stessa) bisogna stringere i denti e dare ai nostri figli un’occasione alla quale hanno diritto: il diritto di sbagliare!

Sbagliare, cadere, rendersi conto dove e quando, ma che soprattutto ci si può rialzare, pagando le dovute conseguenze (quelle che responsabilizzano e fanno crescere!) è un diritto che tutti noi abbiamo e che garantisce un percorso di crescita sano, forte e responsabile.

Whatsapp, quando viene usato “male” dalla scuola.

E per scuola intendiamo i docenti: quando questi, nel vedere l’assenza dei compiti svolti, anziché chiedersi o drizzare le antenne verso possibili difficoltà, ignorano tutti i segnali riprendendo invece, appena possibile, mamma e papà dell’alunno o dell’alunna “mancante” invitandoli caldamente a chiedere su Whatsapp lumi agli altri genitori.

Questa è una modalità del tutto distorta poiché:

se gli insegnanti invitano all’uso di Whatsapp come strumento informativo sulle consegne didattiche, devono anche assumersi tutte le responsabilità derivanti a un suo uso collegato alla scuola, implicando l’impegno da parte loro relativo:

alla trasmissione di consapevolezza d’uso del mezzo tecnologico, di mediazione dei conflitti nelle relazioni digitali e di un’eventuale assunzione delle conseguenze di tutto ciò che dentro le stanze virtuali, tra le famiglie, accade e che si riflette nella vita reale.

Tenendo conto che siamo ancora lontani da questo e che la scuola, giusto o meno che sia, ritenga necessario un distacco tra aula fisica e quella virtuale, richiedere l’uso di whatsapp per avere conferme sui compiti, senza un regolamento d’uso o una serie di netiquette per delimitarne confini educativi, è da ritenere rischioso e controproducente.

Buona cosa sarà quella di accertarsi dei motivi su una continua assenza di svolgimento dei compiti, indagando sulle motivazione, in maniera di:

aiutare un alunno se è caso specifico;

rivedere le modalità di consegna se una buona parte della classe presenta lacune sui compiti assegnati, portandone la metà o una loro errata esecuzione.

Whatsapp ci permette di dialogare e passare informazioni in tempi brevi. Tuttavia, il tempo per crescere e diventare autonomi, è molto più lento, richiede pause, passi indietro, salti in avanti, percorsi all’indietro e di nuovo in avanti. Tutte opzioni non presenti sul menù impostazioni della nostra applicazione preferita.

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Foto di Beatriz Jacob da Pixabay

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