CONDIVIDERE ONLINE FOTO E VIDEO DELLE RECITE SCOLASTICHE: PICCOLA GUIDA DI CONSAPEVOLEZZA.

Natale. E con esso, è tempo di recite e rappresentazioni natalizie dei nostri figli.

Un tempo si scattava qualche fotografia o si girava un video da rivedere in famiglia, dentro le mura domestiche. Oggi non è più così: possiamo riprendere tutto, nel formato che più ci piace (foto o video) e condividerlo con chiunque, anche in tempo reale, mentre sta avvenendo.

Ma quali sono le regole che disciplinano la condivisioni di immagini e filmati delle recite dei nostri figli?

La maggior parte dei genitori è convinta che non ve ne siano, così come sono convinti di poter condividere sui propri account social interpretazioni e cori natalizi dei i propri figli e dei loro compagni.

Niente di più falso.

Qualche anno fa mi ritrovai al centro di in una piccola bufera: ero stata l’unica madre a rifiutarsi di dare il permesso per la condivisione, su un account personale di un’altra mamma, della prima recita di natale della classe. Si trattava del suo profilo personale su Facebook.

La mamma in questione era molto contrariata perché le veniva impedito di “mostrare” via social la recita del figlio, convinta che fosse suo diritto ritrasmettere immagini di vari bambini, oltre che del suo. Diciamo che la questione fu gestita male anche dalle maestre che fecero intendere che, se il video non poteva essere condiviso, la colpa era mia e del mio totale rifiuto, scaricando sui genitori tensioni e frustrazioni inutili anziché intervenire spiegando bene il perché.

Perché la scuola c’entra, eccome se c’entra!

All’ingresso della scuola primaria ogni famiglia ha dovuto siglare un patto, firmandolo, di CO-RESPONSABILITÁ EDUCATIVA. In questo patto ci s’impegna a seguire norme e regole inerenti non solo al rispetto del regolamento interno d’istituto, ma anche quelle approvate e riconosciute istituzionalmente al di fuori, come le leggi sulla riservatezza, la privacy e il diritto d’immagine. Su questo, la scuola fu molto chiara: erano vietati riprese video o fotografie dei bambini all’interno della scuola, fatta eccezione per le rappresentazioni dedicate alle festività o alla fine dell’anno scolastico e che la condivisione di questi contenuti era permesso solo ed esclusivamente, online, nelle chat di classe su whatsapp (poiché considerate ambiente familiare) senza ulteriori condivisioni di sorta esterne, in altri social o account personali.

Niente Facebok, Instagram o altro!

Anzi, la scuola stessa è obbligata a richiedere una delega, una firma ai genitori, per poter pubblicare nei vari siti web d’istituto video o foto delle loro attività e proposte formative, nelle quali può capitare di intravvedere gli alunni impegnati nel loro svolgimento (e quindi riconoscibili).

Ve ne siete mai resi conto? Vi invito a guardare.

Ma la domanda che ci poniamo ora, al di là delle leggi e restando sempre ancorati al tema recite, è: dove sta il confine da non superare in questa irrefrenabile corsa al riprendere tutto con il proprio cellulare? E poi come gestire il proprio contenuto senza calpestare i diritti di riservatezza, privacy e d’immagine dei proprio figli e degli altri compagni?

Un buon primo passo, in vista di questo Natale, potrebbe essere quello di verificare sul regolamento della propria scuola cosa dice a tal merito, tanto per essere coerenti con quanto firmato.

Un secondo passo potrebbe essere quello di ripensare a noi stessi durante questi avvenimenti e ricordare come ci siamo comportati. In un’altra recita (questa volta di fine anno) rammento che non potemmo vedere bene nostro figlio durante la sua interpretazione perché due genitori, posti in mezzo alla platea, s’alzarono in piedi per riprendere tutta la recita con due cellulari diversi, impedendo a quelli dietro di vedere lo spettacolo per condividere, neanche un secondo dopo il suo termine, il video sulla chat di classe.

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Foto di Bernd Marczak from Berlin da Pixabay

Alla domanda di mio figlio “Mamma, mi hai visto recitare?” ho dovuto rispondere con un laconico “nì!”

C’è da chiedersi cosa trasmettiamo ai nostri figli con tutta questa smania di “condivisione”.

Durante i nostri laboratori ludici di educazione digitale, nei quali facciamo ragionare sull’uso consapevole di whatsapp e dove partecipano anche i bambini e i ragazzi insieme ai loro genitori, è emersa con forza una conferma: i più giovani ci osservano attentamente mentre interagiamo con lo smartphone in mano.

Gli adulti, convinti che il solo non utilizzo di whatsapp da parte dei più piccoli li tenga lontano da certi abusi e comportamenti rischiosi, si sono ricreduti immediatamente appena i bambini hanno preso parola. Frasi come “ma io ti parlo, mamma, e tu neanche mi guardi mentre mi rispondi perché continui a guardare il cellulare” o “a me dà fastidio che mi mandino foto sulla chat di classe di whatsapp” sono esternazioni che provengono dai più piccoli (la prima, in particolar modo, da un bimbo che all’epoca aveva 7 anni, che non possedeva un cellulare e che riportava quanto semplicemente vedeva, cosa non lo faceva sentire bene; mentre la seconda proviene da una ragazzina di 10 anni).

Alla luce di ciò, a prescindere dalle leggi che quasi totalmente ignoriamo, ogni giorno compiamo azioni attraverso le quali trasmettiamo strumenti e chiave di interpretazione ai nostri figli. Condividere tutto, senza neanche chiedere a loro il permesso è una sorta di abuso che stiamo perpetrando come lecito insegnamento e modalità d’uso di un dispositivo digitale. E spesso disturbando il prossimo (senza volerlo, per carità) come quando impediamo ad altri di ammirare uno spettacolo teatrale a scuola.

Il terzo e ultimo passo per questo articolo, allora, potrebbe essere il seguente: giocare a semaforo rosso-giallo-verde. Tecnica che uso per i bambini più impulsivi, invito a pensare a un semaforo:

– al rosso quando devo fermarmi a pensare. In questo caso, se girare un video o scattare foto sia necessario.

– il giallo quando decido di creare un contenuto. Mi fermo ancora a pensare, tenendolo per un po’ nel mio dispositivo evitando di condividerlo immediatamente su una piattaforma social. Giallo per prendere quel giusto tempo per chiedersi se una pubblicazione online sia giusta e rispettosa delle leggi sulla privacy e il diritto d’immagine. Mio e altrui.

– il verde se decido di pubblicare, stando attento a dove lo faccio, con quale restrizione.

E magari, allargare il gioco ai nostri figli, chiedendo a loro che ne pensano (sono o non sono i protagonisti dei nostri reportage?)

Fateci sapere che ne pensate.

E buone recite a tutti!

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Foto di mohamed Hassan da Pixabay

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