PRIMA INFANZIA: DALLA MONTESSORI AI DEVICES, PARTE SECONDA. INTERVISTA A SARA VACCHI

A distanza di una settimana vi proponiamo la seconda parte dell’intervista a Sara Vacchi. Dopo l’analisi dettagliata nella prima parte, rispetto ai bisogni manuali della prima infanzia e la nostra riflessione sull’alfabetizzazione digitale riguardo alle emozioni, questa volta il fulcro cade sulle osservazioni registrate e condivise sui bambini e, in ultima battuta, su quali consigli e suggerimenti offrire ai genitori. Pratici, diremmo e molto utili. Buona lettura e buone riflessioni.

E invece, in questi ultimi anni, cosa avete notato a livello di presa e motricità fine?

In questi anni qualche differenza la troviamo. Anche se ogni bambino è unico e manifesta le proprie risorse differentemente rispetto a modalità e tempistiche, abbiamo tuttavia rilevato che le prese, e in generale la motricità, hanno un decorso nuovo. Guardiamo spesso come, a tavola, i bambini impugnino posate e bicchieri, la cura che ne hanno. Rileviamo che spesso anche i più grandi del nido tendono ad impugnare cucchiai e forchetta con la presa radio-palmare e a mobilizzare il tronco verso la mano. Sappiamo che la presa dovrebbe poter già essere diversa, più matura, perciò offriamo, in contesti diversi da quello del pranzo, giochi che aiutino ad allenare la presa più adatta. Per esempio i vassoi montessoriani di vita pratica, quelli con il cucchiaio per travasare le granaglie, sono adattissimi. Si allena il movimento e la postura più corretta senza la frustrazione della “fame”, ma in un contesto ludico.

La colpa può essere dei devices? Forse si, o Forse no.

Certo è che il device è uno dei grandi antagonisti della motricità fine.

Per aiutare la tonicità, la forza e la precisione nelle mani possiamo proporre pasta modellante, -pongo, pasta di pane, pasta di sale…-, e ad un certo punto possibilità di abilità materiali plastici, ma tosti!, come l’argilla. Possiamo preferire matite e pennelli ai pennarelli, proporre giochi di infilo di grande precisione ed offrire materiali di una certa fragilità, utili per poter avere coscienza e controllo della mano.

Quali consigli dare agli adulti?

Lasciare che i bambini esplorino quanti più elementi del mondo reale possibile! Offrir loro, con cosciente fiducia, materiali naturali dalle mille qualità fisiche. Oggetti non banali, non scontati, che muovano nel bambino il senso del piacere perché è attraverso il benessere che il bambino agisce.

Invece di un device, per rispondere alla vostra domanda, mi sento di consigliare il gioco destrutturato, che è il gioco libero da strutture e percorsi imposti. Esso attiva nei bambini complessi meccanismi di ragionamento ed apprendimento e lo fa coinvolgendo il corpo e la mente in maniera simbiotica: allenando la sfera grosso motoria e la motricità fine, il concetti matematici e la creatività, le scoperte scientifiche e la bellezza.

Sembra un paradosso, rispetto al metodo montessoriano che prevede che gli strumenti di sviluppo vengano utilizzati seguendo precise regole, ma, nella mia esperienza, una stesso contesto educativo può benissimo includere sia le regole dei materiali montessoriane che la libertà del gioco destrutturato.

Come proporre, allora, la tecnologia anche sotto un’ottica montessoriana che rispetta ed incentiva il bambino come parte attiva nel processo d’acquisizione ed apprendimento?

La tecnologia è una grande occasione e oggi è impensabile che gli esseri umani ne siano avulsi. I bambini di oggi saranno adulti che utilizzeranno sul lavoro e nella vita futura competenze tecnologiche. Bisogna a questo punto, distinguere bene tra devices e tecnologia. La tecnologia è un linguaggio universale, il device è uno strumento. Perciò bisogna porre la riflessione in questi termini. E’ necessario“… dare modo ai bambini di comprendere l’informatica e i “suoi” modi di pensare, anche se a livello elementare (…), potrebbe dar loro l’opportunità di essere dalla parte di chi programma per creare e non solo di chi semplicemente clicca per usufruire” (Iliana Morelli, Momo 9 – il pensiero computazionale: tecnica e pedagogia, pg 38).

Io non sono una grande esperta di tecnologia, ma leggo e trovo davvero interessante certe posizioni tali per cui la tecnologia deve divenire un linguaggio libero nelle scuole e, come la grammatica, la geometria, la matematica, debba essere messo in atto un progetto di alfabetizzazione digitale.

Perciò, un tablet o uno smartphone, non rispondono a questa istanza. Sono lontani anni luce dalle competenze tecnologiche di cui stiamo parlando. Possiamo solo tener conto dei loro numerosi svantaggi e dare delle regole per contenere la loro influenza sui nostri bambini e prendere il buono che ne deriva. RIdurre i tempi di esposizione, ridurre la visione degli adulti esposti agli smartphone, trovare strategie alternative nei momenti di difficoltà nei quali ci sembra di aver bisogno del devices per appianare la criticità.

E vi lasciamo con un’immagine, per noi evocativa…Si sta seduti a fianco genitori e figli ad osservare e ,ognuno, con i propri talenti trova la forza di alzarsi e proseguire!

family-915754_1280
Foto di Neven Divkovic da Pixabay

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...