AltspaceVR: NAVIGARE COME AVATAR. INTERVISTA A SIMONE BENNATI.

Rieccoci dopo un lungo periodo di silenzio.

Ben ritrovati, una pausa in questo caso dovuto a quanto sta accadendo. In questo fermarci abbiamo colto l’occasione per riflettere e comprendere come potevamo esserci in questo frangente. Lo scambio tra me e Sylvia è stato costante e pieno di interrogativi sia sul piano personale che professionale perché ci siamo accorte di come, non sarà possibile, pensare alle solite modalità di formazione che utilizzavamo prima per parlare di educazione digitale.

Dunque, nelle nostre ricerche e ascolti di quanto accadeva online, ci siamo imbattute in contenuti di valore di persone che seguiamo da tempo. Una in particolare ci ha offerto l’opportunità di pensare, oltre che a nuove idee, diciamo “tecniche” su cui lavorare, anche a pensieri legati, non solo all’ambito scolastico e formativo per gli adulti, ma anche a quello professionale e lavorativo. In questo è stato illuminante il confronto con Simone Bennati che conosciamo dai tempi di Adotta 1 blogger , all’incirca dal 2015.

Abbiamo ogni volta,da allora, tenuto in considerazione le suggestioni che Simone proponeva sul web attraverso i suoi canali social e qualche volta abbiamo condiviso i suoi post sulla nostra pagina Fb. Questo perché pensiamo che la sua chiarezza e professionalità siano frutto di un sforzo costante e di competenze raggiunte . E soprattutto, ci è piaciuta e ci piace,  la sua generosità nel condividere quanto ritiene utile e interessante agli altri; altri che, come diciamo da tempo ormai, non sono maschere dietro lo schermo, ma persone reali con emozioni e difficoltà non relegabili al solo mondo virtuale.

Siamo tutti onlife, in una non così netta distinzione tra la realtà analogica e quella virtuale, con quanto questo di positivo o negativo possa comportare.  La coerenza del nostro modo di essere è la cartina di tornasole rispetto all’uso della netiquette anche nella parte professionale. Educazione digitale, dunque, anche in quelle professioni che richiedono uno stretto contatto e confronto via web.

A proposito di virtuale, grazie a Simone siamo venute a conoscenza di una nuova piattaforma virtuale che vogliano esplorare.

Ciao Simone. Ti va di presentarti ai nostri lettori, dirci chi sei e di cosa ti occupi?

Ciao Sylvia e Monica, e innanzitutto grazie per avermi offerto questa possibilità.

Volendo sintetizzare, posso presentarmi dicendo che mi chiamo Simone, ho 37 anni e mi occupo di Social Media Marketing. Ho iniziato a operare in qualità di Social Media Manager nel 2014, dopo aver lavorato per più di 12 anni come Grafico e Web Designer per diverse agenzie di comunicazione.

Oggi, oltre a scrivere di Digital Marketing e materie affini su Bennaker.com, seguo in modo più o meno ravvicinato diversi progetti di comunicazione. Non mancano, inoltre, le occasioni in cui vengo coinvolto in attività di formazione in aula o a distanza.

Il mio ultimo “trip” è rappresentato dalla realtà virtuale. Argomento che, a dire il vero, seguo già dal 2006, ovvero da quando aprii il mio account su Second Life. Dopo una lunga pausa lontano dal metaverso – così come lo definisce Neal Stephenson in Snow Crash – un paio di mesi fa ho cominciato a muovere i primi passi su AltspaceVR, piattaforma virtuale di casa Microsoft che, a mio parere, rappresenta l’ambiente ideale in cui organizzare eventi e incontri fortemente immersivi.

Cos’è successo il 13 marzo scorso su AltspaceVR? Hai voglia di raccontarcelo?

Il 13 marzo è stato il giorno in cui, a una sola settimana di distanza dal mio primo accesso su AltspaceVR, ho organizzato un evento formativo virtuale.

Spinto dalla voglia di testare le potenzialità della piattaforma, ho recuperato e aggiornato un breve corso incentrato sul ruolo dei gruppi di Facebook in una strategia di Social Media Marketing, per poi proporlo all’interno della piattaforma.

Annunciato non più di 24h prima dell’inizio, sono accorse circa 15 persone, dandomi così modo di provare l’esperienza di fare formazione in un mondo virtuale.

Ora che è passato un po’ di tempo, devo ammettere che l’esperienza, oltre che divertente e interessante, ha insegnato molto anche per me!

Se volete, sul canale YouTube di Fluido (aka Antonio Giacomin, Creative Technologist che si è curato di trasmettere l’evento in diretta streaming su YouTube) trovate la registrazione.

Che tipo di feedback hai ricevuto da coloro che hanno partecipato all’evento?

Tra tutti, il feedback più articolato ed esplicito mi è stato fornito dall’amico Marco Fiacconi, il quale ha dedicato all’occasione anche un post sul suo profilo Facebook.

Parlando in generale, invece, coloro che hanno partecipato si sono dimostrati interessati ed estremamente disciplinati. Della durata di circa un’ora, ho dedicato metà dell’evento alla spiegazione dei principi e concetti che intendevo trasmettere, destinando l’altra metà alle domande dei presenti.

Il fatto che nessuno abbia sofferto di particolari problemi tecnici dovuti all’instabilità della piattaforma – i microfoni configurati male o le cuffie mezze rotte, ovviamente, non valgono – né mi abbia confidato di non essere riuscito a seguire come avrebbe voluto, mi porta a pensare che, pur essendo un primo esperimento, questa formula si sia rivelata vincente.

Può una piattaforma come AltspaceVR migliorare le relazioni sociali?

Premesso che è possibile collegarsi ad AltspaceVR sia tramite visore (Oculus, HTC Vive, etc.) che computer desktop/laptop dotato di sistema operativo Windows 10, ci troviamo di fronte a uno strumento che, data la sua apertura a questa doppia modalità di fruizione, offre la possibilità di migliorare le relazioni a distanza aggiungendo a ogni incontro quella sensazione di immersività e presenza che, ad esempio, è difficile provare in una classica videoconferenza o un webinar.

Su AltspaceVR, infatti, ci si muove all’interno di un mondo virtuale in 3 dimensioni che segue le stesse regole di quello reale. L’audio, ad esempio, è di tipo spaziale; il che significa che, più ci allontaniamo dalla fonte sonora, più basso sarà il volume del suono da lei emesso. Dal punto di vista visivo, invece, se si ruota il capo del proprio personaggio verso destra, si scorgono gli elementi ambientali e gli avatar (ovvero gli omini atti a rappresentare gli utenti intorno a noi) posizionati alla propria destra; se, invece, ci si gira verso sinistra, si scorgono gli avatar e gli elementi ambientali posizionati alla propria sinistra.

Insomma, funziona tutto come nella vita reale! Ed è ovvio immaginare che, se ci si collega ad AltspaceVR tramite un visore, il livello di immersività raggiunto sia pressoché totale. Ma per capire veramente di cosa parlo è necessario provarlo.

A livello didattico, quali sono le possibilità in termini di inclusività e accessibilità?

Dipende molto dal tipo di pubblico con il quale si ha la necessità di interfacciarsi. Prima di tutto, però, è bene sapere che l’utilizzo di AltspaceVR è vietato agli utenti di età inferiore ai 13 anni. Indi per cui, se si ha la necessità di rivolgersi a studenti delle scuole elementari o medie inferiori, sarà bene considerare altre soluzioni.

Per il resto, così come accennato poc’anzi, il mondo di AltspaceVR permette di essere fruito sia tramite visore, sia Personal Computer. Aspetto che, come ovvio, fa sì che si possa raggiungere un’ampia fetta di pubblico. Per quanto riguarda una possibile (e auspicabile) estensione anche a coloro che sono dotati di smartphone o tablet, invece, ancora non si ha alcuna notizia a riguardo.

C’è da dire, comunque, che gli aggiornamenti apportati alla piattaforma nell’ultimo mese dal team di Microsoft sono stati molti e frequenti. Il che fa ben sperare in un’ottica di crescita della community e ampliamento delle funzionalità.

In questo momento in cui la relazione reale è “costretta” a sottostare a regole e indicazioni, in quale modo una piattaforma come AltspaceVR può mantenere, se non addirittura accrescere, le singole relazioni di tipo professionale e umano?

In una situazione come quella che stiamo vivendo, mantenere relazioni a distanza e instaurarne di nuove attraverso i comuni strumenti di comunicazione (telefoni, chat, etc.) può essere molto complesso, nonché assai poco soddisfacente dal punto di vista del sentirsi realmente vicini a qualcuno.

Da questo punto di vista, la realtà virtuale rappresenta un ottimo modo per tenersi in contatto con gli altri, siano essi amici, parenti, clienti o fornitori.

Certo, nessuna tecnologia potrà mai sostituire il mix di elementi che caratterizzano l’atto di condividere uno spazio fisico, ma è anche vero che, non potendo incontrarsi e frequentarsi dal vivo, dobbiamo necessariamente ripiegare su modalità alternative. E niente è meglio della virtual reality.

Volendo fare alcuni esempi, si può pensare di utilizzare una piattaforma come AltspaceVR per organizzare non solo eventi e incontri di tipo formativo, ma anche meeting di lavoro; presentazioni; sessioni di lettura; visioni collettive di film, documentari, gare sportive o qualsiasi altro tipo di prodotto audiovisivo; concerti e live session di singoli artisti o gruppi; comizi politici; discussioni a tema; dibattiti; etc.

Insomma, se si desidera entrare o rimanere in contatto con qualcuno, il ventaglio di possibilità è pressoché infinito. Sta a noi lavorare di creatività, sperimentare e proporre.

In linea generale, qual è la tua opinione sulla formazione digitale?

Essendomi trovato io stesso in situazioni in cui la formazione veniva erogata tramite lo strumento digitale, non posso che essere a favore di questa modalità.

Internet, ormai, è entrato entrato nelle nostre case con la stessa capillarità con cui lo fecero, a loro tempo, la radio e la televisione. Il fatto che il digital divide, specie quello di tipo infrastrutturale, rappresenti ancora un problema è di certo spiacevole, ma questa situazione di temporanea costrizione domestica sta portando le TLC a rivedere l’organizzazione dei servizi erogati e a doversi allineare alle esigenze degli utenti. Da un certo punto di vista, quindi, “non tutto il male viene per nuocere”.

Se le cose andranno come mi auguro, la formazione digitale di domani potrà contare su un pubblico ancora più ampio e adeguatamente attrezzato. Allora l’unica cosa di cui dovremmo curarci sarà sviluppare un metodo di insegnamento che sia non solo fruibile, ma anche gradevole. Perché quella di imparare divertendosi, così come si suole dire, è una regola che vale anche per la formazione online.

Vogliamo ringraziare di cuore Simone per averci introdotto a questo nuovo mondo e confidiamo presto di vederci su AltspaceVR, e voi ci sarete?

Intevista a Simone

 

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